È stato in passato il magazzino di una boutique, un deposito di banane, un luogo che ha conosciuto diverse forme di lavoro e che tutt’ora esiste per questo: un centro di produzione, dentro il quale pensa e opera un gruppo eterogeneo di artisti.

Qui ci sono colori ad olio e tele, cannelli a gas, legno, matite e torchi: gli strumenti di pittori, fumettisti, scultori, illustratori, stampatori e fotografi riuniti sotto il tetto di un posto adatto, che desse loro tempi e spazi giusti per poter lavorare.

Charly è anche un progetto curatoriale intenzionato a far conoscere gli artisti che lo rendono vivo e ad aprirsi a realtà e collaborazioni esterne. È su questa strada che Charly intende proseguire in futuro, cercando un dialogo sempre più attivo con il territorio e le persone nella convinzione che offrire una ricchezza di esperienze ed espressioni artistico-culturali sia una chiave importante per disinnescare alcune problematiche e tensioni sociali.

Come il checkpoint storico posto sul muro di Berlino anche il Charly ha l’occhio vigile su ciò che succede attorno, ma, a differenza di quello, non ha alcun intento repressivo: ciò che difende è la necessità di potersi esprimere.